Riforma Valutazione delle Performance: più che nuove norme serve una maggiore cultura aziendale della P.A.

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Il nodo gordiano è sempre costituito dal rappresentare una vera programmazione e veri obiettivi e non mere “intenzioni” non misurabili

di Ciro D’Aries

Il disegno di legge intitolato “MODIFICHE AL D.LGS. N. 150/2009, IN MATERIA DI OTTIMIZZAZIONE DELLA PRODUTTIVITÀ DEL LAVORO PUBBLICO E DI EFFICIENZA E TRASPARENZA DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI, NONCHÉ DELEGA AL GOVERNO PER LA REVISIONE DELLA DISCIPLINA DEGLI ORGANISMI INDIPENDENTI DI VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE” tenta di rendere più effettivi i sistemi di valutazione del personale pubblico, dopo la consapevolezza che l’attuale status di norme e di Organismi non sono risultati “particolarmente efficaci”.

Il ddl sembra affrontare più aspetti organizzativi e formali che “sostanziali” che potrebbero essere di ausilio all’introduzione di meccanismi e conoscenze di tipo aziendale nella P.A..

In particolare, come succede nelle aziende private, è il soggetto economico e volitivo (assemblea dei soci) che definisce un Programma fatto di più Progetti ciascuno dei quali viene articolato in Obiettivi strategici e, quest’ultimi, in obiettivi operativi o azioni prioritarie strumentali al raggiungimento di primi, e il tutto assegnato all’Organizzazione.

Nella P.A. non sempre è facile distinguere tali “fattispecie” nei documenti programmatici ed operativi; rappresentano spesso “intenzioni” da cui potrebbe derivare quale risultato buono, in termini più di speranza che di attendibilità.

È dalla Legge n. 142/90 che sarebbero dovuti entrare in concreta aderenza all’agire pubblico i termini di “economicità, efficacia ed efficienza” e, subito dopo, la misurazione della qualità dell’agire pubblico nei confronti della Collettività; ma ciò rappresenta, a parere di chi scrive, ancora una chimera.

In termini aziendali un obiettivo altro non è che uno “sforzo addizionale rispetto all’ordinaria attività” per incrementare gli elementi di efficacia, efficienza e qualità delle azioni messi in campo.

Ma esprimere in termini concreti e misurabili i concetti di efficacia, efficienza e qualità risulta – nella gran parte della P.A. – particolarmente difficile ovvero poco attenzionati dai diversi organi preposti, a partire dalla programmazione, alla gestione sino ai diversi meccanismi di controllo della gestione.

Eppure sono questi i concetti essenziali e centrali su cui tutte le riforme della P.A. si incentrano: basti pensare al sistema dei Controlli interni, alla nuova disciplina dei Servizi Pubblici a rilevanza economica, agli indirizzi da assegnare alle Società In-House, al PIAO, ecc..

Nonostante tutto, non si riesce ancora a tradurre in concreto tali concetti in modo da renderli “misurabili” e consentire di valutarne i meriti ovvero le relative responsabilità e, indirettamente, garantire una effettiva trasparenza della gestione della cosa pubblica.

Occorre insistere su una preparazione aziendale a 360 gradi da parte di tutti i soggetti attivi della P.A., dai politici, ai dirigenti, ai vari organismi di controllo.

Se non si parte da tale cultura – che dovrebbe portare a certificare il degree in “project managment” acquisito – ogni riforma potrebbe rappresentare – da un lato – il riconoscere della fallacia di quella precedente e – dall’altro – semplicemente un tentativo di restyling di ciò che non cambierà.

Non servono leggi o regolamenti, basterebbe fermarsi per approfondire concetti di cui si abusa legislativamente ma che in concreto non vengono mai effettivamente applicati.

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